Gioia Rendini

Nasce a Cavalese nel 1962.

L’arte è salvifica, nell’arte si trovano le risposte a tanti quesiti. Faccio arte perché è il modo in cui riesco ad esprimere le sensazioni che provo, i sogni che ho, le visioni che mi accompagnano.
Quando ho iniziato la Bottega, Manuela, gentile e sensibile, mi ha accolto a braccia aperte. Tremavo, le mie mani tremavano, ma con il tempo il tremore è sparito e adesso riesco a dipingere con gesti sicuri. Quindi per me questa Bottega è stata la mia salvezza.
Provo grande soddisfazione nel completare i miei quadri, che servono a descrivere le storie che scrivo nella Bottega delle Parole.
Il mio stile è un po’ naїf, nel senso che è giocoso, pensato per piacere ai bambini che sono le anime belle del nostro mondo.
Dipingevo a olio a 14 anni, copiando mio papà che dipingeva e che mi comprò in via Brera tutta l’attrezzatura. Adoravo i colori a olio, il profumo della trementina e dell’acquaragia. Inventavo personaggi anche allora. Li esponevo in casa, mi lasciavano fare.
Poi ho studiato architettura e le arti visive facevano parte degli studi.
Dopo tanti anni, quasi 50, ho ripreso in mano i pennelli e ne sono felice.


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