PlasticaMente
Workshop con Enrica Borghi

A partire dalla libera interpretazione di ognuno, sono emersi nuovi spunti per il riutilizzo creativo del materiale di scarto, in particolare la plastica, come momento di riflessione e di indagine sul concetto di trasformazione.

Enrica Borghi spiega: «Ho proposto il tema del riciclo e della rielaborazione di un materiale di scarto quotidiano. La plastica che di solito viene utilizzata come packaging alimentare e le bottiglie in PET abbandonate sui cigli delle strade diventano quindi momento di riflessione e di indagine su concetto di "trasformazione". Trasformazione ed ideazioni di nuove forme di linguaggio, attraverso del materiale che la società dei consumi elimina e ritiene senza valore. In un'epoca effimera come la nostra l'idea di realizzare opere artistiche in un materiale effimero usa e getta, come la plastica delle bottiglie, significa fare un'operazione magica/alchemica ma anche avere una visione propositiva ed etica di tutto quello che consideriamo rifiuto.»
Marco Meneguzzo commenta: «Il rifiuto che diventa cosa importante, lo scarto che si trasforma in "pietra d'angolo", è una metafora tra le più forti, le più antiche, e le più presenti nella cultura occidentale, come testimonia anche la nostra citazione evangelica. Il demiurgo di questa operazione – insieme a tutto lo staff artistico, terapeutico e operativo del MAPP – è stato Enrica Borghi, che da anni utilizza il "vuoto a perdere", il "gettato via", come materiale, come strumento e persino come suggerimento per la sua opera. Nel lavoro abituale l'esortazione di Borghi è rivolta verso il materiale, che deve mantenere una dignità anche nella sua povertà di oggetto "usa e getta". Nel workshop vissuto nelle Botteghe d'Arte l'attenzione è tutta per il processo creativo che questi materiali innescano nei destinatari dell'operazione. La presenza di un materiale apparentemente estraneo all'interno del laboratorio ha costituito una sfida carica di possibili sviluppi e riflessioni, soprattutto dal lato conoscitivo e curativo nel senso dell'accettazione da parte di tutti noi di quell'eterodossia degli oggetti, molti dei quali curiosi, piacevoli e creativi.»
Concludono le dott.sse Teresa Melorio e Enza Baccei: «PlasticaMente - Plastica come materia vivente, entra nella Mente e con le mani si trasforma in un oggetto che è plasticamente intelligente poiché racchiude il pensiero e la forma nello stesso momento, la forma che lei stessa suggerisce. Il grande stupore che abbiamo visto in tutti gli attori di questo processo è stato proprio nello scoprire che la plastica è "viva". Se al primo apparire sembra "caos" (oggetti diversi e casuali), in realtà il lavoro della "Bottega della Plastica" assume una forma unitaria data dalla somma di tutte le manipolazioni e del divenire un'unica creazione delle menti e delle mani. Nasce una catena infinita di creazioni e ricreazioni che parte dal setting iniziale della Bottega d'Arte fino al setting finale dello spazio espositivo a MiArt, lungo una linea evolutiva che è solo all'inizio. La plastica ci ha preso la mano e la mente. "Noi siamo plastica".»

Gli Autori delle Botteghe d'Arte: Nicola Baccalini, Emanuela Brambilla, Carmen Cacciola, Roberto Canella, Vanessa Covini, Federico Danelli, Marzia Davoli, Daniela De Filippis, Danilo Falconieri, Maria Fantoni, Stefano Felcher, Francesco Fregapane, Silvano Galvagno, Gianfranco Garofalo, Roberta Gelsomino, David Klippel, Umberto Nannelli, Mario Petralia, Elisabetta Renolfi, Enrica Ricci Ravizza, Franco Scacchi, Antonella Vannucci, Liliana Zana

L'artista Enrica Borghi: vive e lavora ad Ameno (Lago d'Orta) e Berlino. Insegna discipline plastiche presso il Liceo Artistico Statale di Novara e ha frequentato un dottorato di ricerca sul tema dell'Arte Sostenibile presso la Facoltà di Arte e Tecnologia di Plymouth con il Planetary Collegium fondato da Roy Ascott. Dopo aver studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, inizia l'attività espositiva nel 1992 utilizzando come mezzo espressivo la fotografia o creando installazioni con materiali di recupero. Nel 1996, alla Galleria Peola di Torino, arrivano i suoi inconfondibili abiti femminili, realizzati con sacchetti da supermercato, carta da confezioni. Espone anche una serie di Veneri ricoperte di unghie finte, piume o ornate di bigodini e bottoni automatici. Nel 1997 approda al Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto con la mostra Quando i rifiuti diventano arte curata da Lea Vergine ed è invitata alla Biennale Internazionale Giovani di Torino. Nel 1999, oltre alla Regina al Museo d'Arte Contemporanea di Rivoli ha una personale alla Galleria Gianferrari ed espone alla Quadriennale d'Arte di Roma. Nel 2005 espone presso il Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Nizza in Francia. Dichiara di sé: "Il trash sono io!"

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