Io SuONO
Workshop con Liliana Moro

Liliana Moro ha chiesto ad ogni autore di mettersi in ascolto: ha proposto il suono come elemento di espressione di noi stessi e dell'ambiente che ci circonda.

Immaginando che gli strumenti di lavoro, un registratore e una audiocassetta, diventassero metafore di tela e pennello, ogni autore ha discusso ed elaborato la propria idea insieme all'artista per dare voce e forma ad una grande sensibilità e libertà espressiva che si è tradotta in tante originalissime installazioni.

I lavori presentati allo Stand del Miart dedicato al MAPP Museo d'Arte Paolo Pini, sono il frutto di un lungo workshop ideato e coordinato da Liliana Moro, con gli utenti-artisti delle Botteghe d'Arte, nell'ambito della sperimentazione dell'arte come cura del disagio psichico avviata vent'anni fa, nel 1993.
La peculiarità del metodo di lavoro instaurato al MAPP - dott.ssa Teresa Melorio e dott.ssa Enza Baccei, Responsabili Progetto MAPP e Botteghe d'Arte, direttore artistico Marco Meneguzzo – consiste nel far avvicinare i frequentatori delle Botteghe al linguaggio dell'arte, senza mediazioni ispirate ai canoni espressivi e interpretativi tipici dell'arteterapia. In questo esperimento, nel corso degli anni, si sono succeduti molti artisti che hanno proposto lavori, a partire dalla propria esperienza linguistica, dal proprio modello operativo.
Nel workshop di quest'anno, scelto per rappresentare il MAPP al MiArt (è un appuntamento consueto da quasi dieci anni…), Liliana Moro ha proposto al gruppo che ha deciso di accettare la sfida proposta dall'artista, un lavoro sul suono, che – con altri intenti e altri esiti – l'aveva vista protagonista della scena italiana agli inizi degli anni Novanta. La proposizione di uno "strumento" così diverso dalla tradizione stereotipata dell'arte e del concetto di opera è stato il primo e più grande ostacolo che l'artista milanese ha dovuto affrontare: "scardinare" una delle poche certezze – sulla forma dell'opera d'arte – per costruire opere con strumenti eterodossi come il suono può risultare molto difficile.
Ciononostante, Liliana Moro è riuscita nel suo intento, che era quello di far costruire una sorta di repertorio dei propri suoni, raccolti con la massima libertà: per questo, ogni partecipante è stato dotato di un registratore portatile di suoni, con cui ciascuno ha costruito la propria narrazione, che spesso ha coinciso con la registrazione della quotidianità, in alcuni casi persino "ritmata" dai rumori delle azioni consuete, come preparare il caffè o caricare la lavastoviglie. L'input ideale di base, che Liliana Moro ha fornito come stimolo all'azione, è stato quello della sostanziale libertà dei suoni, rispetto a ogni altra forma espressiva: non si possono intrappolare, costringere, delimitare se non per le loro caratteristiche intrinseche. Una volta accolta la proposta, l'azione svolta dagli autori è stata straordinariamente partecipativa, e fonte di sorpresa per loro stessi, invitati a verificare e ad analizzare le proprie giornate attraverso il senso dell'udito piuttosto che con quello usualmente privilegiato della vista. E' così che sono nati – per contrasto – i "suoni in gabbia": sono la formalizzazione letterale del paradosso di cui si è appena parlato, e della metafora che probabilmente sta loro più a cuore: la libertà, come i suoni, non si può ingabbiare.
Marco Meneguzzo

Gli Autori delle Botteghe d'Arte: Leone Antoniazzi, Nicola Baccalini, Gianfranco Caleffi, Roberto Canella, Vanessa Covini, Federico Danelli, Daniela De Filippis, Maria Fantoni, Giulia Fossati, Francesco Fregapane, Gianfranco Garofalo, David Klippel, Umberto Nannelli, Clemente Randone, Enrica Ricci Ravizza, Elisabetta Renolfi, Franco Scacchi.

L'artista Liliana Moro: nata nel 1961 a Milano, e diplomata all'Accademia di Belle Arti di Brera con Luciano Fabro, Liliana Moro si esprime realizzando opere ambientali, disegni, collages, sculture, progetti teatrali ed installazioni sonore. La sua attività artistica ha inizio alla fine degli anni Ottanta e si esprime attraverso un linguaggio libero e basato sul mondo dell'infanzia: utilizza la favola, il gioco, la maschera come mezzi comunicativi per esplorare la realtà soggettiva e lo spazio esterno. Nelle opere degli ultimi anni la relazione tra interno ed esterno diventa per lei sempre più un tratto distintivo della sua ricerca e, così, l'esplorazione del rapporto tra l'individuo e il mondo esterno non è più affidata alla rappresentazione allegorica dell'infanzia, ma diventa uno spazio da sperimentare. Suoni, parole, video, sculture, oggetti e performance, contribuiscono a formare una realtà, che nel medesimo tempo risulta dura e sognante. Nel novembre del 2004 la Fondazione Ambrosetti le dedica la prima mostra antologica, in occasione della quale viene pubblicato il catalogo Liliana Moro, La Fidanzata di Zorro, a cura di Loredana Parmesani e Cecilia Casorati edito da Skira. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private sia in Italia che all'estero.

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